Immaginate un ascensore che, in base all’orario e al numero delle persone che ci sono all’interno, riesca a portarvi al piano desiderato senza schiacciare nessun pulsante. Immaginate ancora un robot a cui, dati in pasto dei semplici sintomi, sia capace di fare la diagnosi corretta del paziente e di prescrivere la terapia giusta. Non stiamo parlando di magia o di fantascienza, né di evoluzioni tecnologiche che andranno troppo in là nel tempo. Tutto ciò si chiama “Cognitive Computing” e questi sono i “Cognitive Systems”.

IL LATO UMANO DELL’INFORMATICA

È possibile descrivere questa nuova frontiera dell’informatica come un vero e proprio lato umano. Fino ad ora siamo abituati a vedere le macchine come un insieme di procedure, cioè dei dispositivi che non hanno niente a che fare con l’intelligenza, ma a cui viene detto, tramite programma, ciò che devono fare. Ecco: qui cambia il gioco. Ai sistemi cognitivi non viene detto cosa devono sapere, bensì lo imparano. L’auto-apprendimento del sistema deriva, dunque, dall’esperienza che hanno i dispositivi.

RECUPERO DEI DATI

In che modo, però, questi dispositivi riescono ad apprendere? Lo fanno attraverso una quantità di dati incredibile che viene loro propinata. Attraverso tecniche di recupero informazioni che vengono chiamate “data mining” o “pattern recognition”, migliora sempre di più la qualità della risposta che la macchina è in grado di fornirci. Tempo fa, queste operazioni sarebbero state lunghe e molto costose, ma oggi è possibile avere a disposizione nuove tecniche che permettono di evitare questi problemi.

NELLA PRATICA

È possibile pensare, dunque, che tra qualche anno i medici avranno a disposizioni importanti mezzi tecnologici che li aiuteranno– badate bene, aiuteranno, non sostituiranno – nella diagnosi. Un approccio cognitivo potrà esserci anche nel campo dello shopping, ad esempio dei consigli per gli acquisti; in generale si potrà pensare a un sistema cognitivo come a un consulente, di qualsiasi tipo. Si passerà dalla finanza, alle informazioni turistiche, o alla sicurezza. In definitiva, si potrà comunicare con una vera e propria intelligenza artificiale, la quale sarà in grado di dare risposte ed informazioni molto dettagliate, perché arrivano da centinaia e centinaia di terabyte di dati che ha inglobato. L’obiettivo? Replicare il cervello umano.

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