Facebook è ancora al primo posto tra i social con più utenti attivi. Ma Instagram lo rincorre: ha stracciato Google+, divorato Twitter e adesso ha messo nel mirino il sito di Mark Zuckenberg. Non è tutto rose e fiori però il momento del social sviluppato da Kevin Systrom e Mike Krieger nel 2010. Se da un lato è l’app più utilizzata tra i giovani, dall’altro psicologi e scienziati hanno più volte messo sotto la lente d’ingrandimento le sue dinamiche segrete, i suoi effetti e i suoi meccanismi nascosti.

Perché Instagram ha raggiunto un miliardo di utenti attivi e come riesce a creare un flusso di like di oltre 4 miliardi al giorno? Forse la risposta si trova proprio analizzando quest’ultimo dato. Una ricerca dell’Università di Swinburn, nel 2016, ha descritto questo social come il Narciso 2.0, individuando due tipi di narcisisti: i grandiosi e i vulnerabili. I primi sono estroversi, superiori, a tratti aggressivi, tutti volti alla ricerca dell’esibizione, del consenso e del successo. I secondi invece hanno tratti di inadeguatezza, di vergogna, di rabbia e di impotenza”.

Ma come? Il social dove si pubblicano foto usato da chi è più timido e riservato? Esattamente, la ricerca infatti mette in luce come i narcisisti vulnerabili usino “Instagram come piattaforma per cercare feedback positivi, visto che le persone cercano la convalida dagli altri per contribuire a rafforzare l’autostima“.

Ma quello di Swinburn non è l’unico studio scientifico sull’argomento. C’è un’altra ricerca, del 2017, pubblicata da Computers in Human Behavior, svolta su oltre 10 mila millennials. Oltre il 64% degli intervistati ritiene che Instagram sia la piattaforma di social media più narcisistica di tutte, anche perchè i narcisisti “possono pubblicare e manipolare foto specifiche per far sì che la loro vita e le loro vite appaiano in un certo modo”. La stessa tesi è sostenuta dalla Michigan State University degli Stati Uniti e dalla Sejung University di Seoul, in Corea del Sud. Ma nuove, inquietanti, risposte sono quelle che ci offre la United Kingdom’s Royal Society for Public Health. Su 1500 adolescenti e giovani adulti inglesi è emerso che il social delle fotografie ha ottenuto, da un lato, grandi punteggi per l’auto-espressione e l’affermazione dell’identità, ma dall’altro anche forti legami con l’ansia, la depressione e il bullismo. E una particolare forma di paura, la FOMO, Fear of missing out, timore di essere tagliati fuori.

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Vedere gli amici costantemente in vacanza o godersi le notti fuori – spiega il rapporto #StatusOfMind – può far sentire i giovani come se si perdessero mentre altri si godono la vita. Questi sentimenti possono promuovere un atteggiamento di confronto e disperazione“.
Infine però anche qualche impatto positivo. Lo studio più recente, quello del 2018 dell’Università del Missouri-Columbia, ha rilevato che la maggior parte degli utenti utilizza Instagram perchè luogo di intrattenimento sociale libero, privo di schemi e di appartenenza nette, come quelle politiche o culturali. “Molte persone vedono Instagram come un’oasi in cui possono sfuggire ai problemi e alle preoccupazioni della vita quotidiana”. Su Facebook invaso dall’odio e dall’intolleranza, è quasi consigliabile aprire un profilo Instagram.