Certo, dopo il rigore di Fiorentina-Roma non si può dire che il Var abbia abolito le polemiche e gli errori. Retropassaggio da mani nei capelli di Under, l’attaccante viola Simeone intercetta, si ritrova solo davanti al portiere, che lo stende. Oppure no. Olsen non lo tocca, anzi prende un calcio in faccia.

Ma l’arbitro decreta rigore e dalla sala Var non arriva nessuna voce di disaccordo. Cerchiamo allora di capire come funziona la tecnologia che ha rivoluzionato, o avrebbe dovuto farlo, il mondo del calcio. Quali sono i momenti cruciali della decisione, cosa fa chi veglia sul corretto svolgimento del campionato.

Chiariamo innanzitutto il nome. La Var o il Var? L’articolo maschile si utilizza per l’arbitro addetto al video, in inglese Video Assistant Referee. Il femminile invece è utilizzato per indicare la tecnologia, che ha il suo nucleo operativo nel Vor, Video Operation Room. È da qui che gli assistenti del direttore di gara controllano e seguono lo svolgimento dell’azione. Lo fanno grazie ad una serie di schermi. Quello superiore mostra il gioco in tempo reale, subito sotto invece c’è il monitor che manda in onda, con tre secondi di ritardo, le immagini riprese da quattro telecamere che, in quel momento, garantiscono il miglior punto di vista. In caso di dubbio però, il Var può chiedere al tecnico che lo assiste di fornirgli il replay da un altro angolo, zoomare su un particolare, cambiare prospettiva. I tecnici vedono sui loro schermi miniature delle riprese provenienti da tutte le telecamere sul campo, comprese quelle delle emittenti tv. Almeno 12 telecamere diverse.

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A loro disposizione ci sono software in grado di zoomare particolarmente e ingrandire porzioni di schermo, programmi che consentono di tracciare linee virtuali per chiarire dubbi sul fuorigioco. Se il Var, quindi, ritiene che la decisione dell’arbitro sia “palesemente sbagliata”, secondo quando impone il regolamento, schiaccia un pulsante rosso e comunica con il direttore di gara, in campo, via radio.

A quest’ultimo spettano due possibilità. Correggere immediatamente la sua decisione o chiedere di verificare di persona su uno schermo a bordo campo, in quella che in gergo si chiama Rra, Referee Review Area. Da questo display l’arbitro guarda le clip create dai suoi collaboratori ma può anche chiedere di osservare altre prospettive.

Questi gli infiniti giri e rigiri che succedono ogni volta, senza che noi ce ne accorgiamo, durante una partita di calcio. Oltre che in Italia la Var è usata in Francia, Stati Uniti, Brasile e altri paesi. Ma non durerà per sempre: la fase sperimentale termina nel 2019, quando la Fifa deciderà se introdurla definitivamente oppure no. Saranno valutati i tempi morti, l’affidabilità delle decisioni, la correttezza dei giocatori, le opinioni generali. Gli errori si riducono notevolmente, l’importante è poterne sempre parlare, il giorno dopo, al bar.

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